luglio 2020 notizie da Uvira

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Bon jour madame, juste vous saluer et vous adressez un grand remerciement pour tout ce que vous avais fait pour nous pendant cette période difficile de cofinnement d’avoir la force de pensé à notre fameuse souffrance

Dopo l’alluvione a Uvira si cerca di tornare alla normalità, anche se è ancora tutto o quasi da ricostruire. I morti sono stati sepolti, non tutti i dispersi sono stati trovati e si cerca di verificare i danni.

Ad aprile abbiamo inviato subito un primo aiuto tramite Western Union. Per i nostri referenti è stato difficile anche ritirare il denaro. Ad Uvira l’ufficio di Western Union era allagato, bisognava raggiungere Bukavu per ritirare il denaro. Uvira è tagliata a metà dal fiume che è esondato, il ponte è crollato e per passare dall’altra parte si è dovuto attendere che la piena si ritirasse. Furaha, la nostra corrispondente, ha raggiunto Bukavu con molte peripezie, cambiando moto-taxi per più tratte, guadando il fiume ed aspettando per una giornata intera il suo turno. Ma non c’erano alternative.

Circa 6.000 persone sono state ricoverate nelle scuole, dove l’ONU  ha distribuito cibo e medicinali. Di questi 6.000 molti, pur non avendo avuto la casa distrutta, sono rimasti nelle scuole anche solo per avere un pasto, visto che procurarsi il cibo in città era sempre più difficile. Le condizioni igieniche e i servizi igienici sono risultati insufficienti e rapidamente è scoppiata una epidemia di colera.

A conti fatti, solo 4 tra le nostre famiglie hanno perso l’alloggio. Con il nostro aiuto sono stati affittati altri alloggi, children onlus ha pagato 5 mesi di affitto ed ha fornito beni di base: stuoie, materassi, pentole, fornelli… oltre ad una prima fornitura di alimenti e sapone.
Con la città così danneggiata e la vita quotidiana così sconvolta mancavano anche i viveri. Abbiamo inviato ancora denaro e Furaha di nuovo si è recata a Bukavu per ritirarlo e per fare provviste. Ha comperato sacchi di riso, fagioli, farina di manioca, zucchero, sale, sapone. I nostri ragazzi più grandi hanno aiutato a suddividere le provviste in sacchetti per distribuirli alle famiglie.

C’è stato anche un grande pranzo tutti assieme, per darsi coraggio e rinsaldare i legami. Hanno consumato riso e  fagioli, il piatto della festa. Sono tornati i sorrisi sui volti dei bambini.

E’ stato poi necessario integrare il budget della sanità: nella situazione di grande disagio, mancanza di igiene e promiscuità, si sono moltiplicate le malattie. Tifo e colera le più diffuse. Del covid-19 non ci sono dati.

Non sono mancate situazioni drammatiche. Una delle nostre ragazze sostenute alla scuola di sartoria, ospite di una famiglia come lavorante, si trovava ad assistere una malata in ospedale, quando è arrivata la piena che ha ucciso tutte e sei le persone che erano nella casa.

Altri hanno rinunciato al sogno di migliorare la loro vita e sono tornati nei villaggi di origine e i dispersi sono centinaia.

Sono iniziate anche le proteste: molti ritengono non equa la distribuzione di beni fatta dall’ONU e manifestano sperando che con l’occasione possano ottenere maggiori benefici.