Scuola per il recupero di ragazze emarginate – Congo – Uvira 

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Bambine violate in casa, adolescenti abusate da soldati, figlie scacciate dalla famiglia ancora bambine, bambine di strada, sono le ragazze-madri della scuola di sartoria Anuarite gestita dalla Missione delle Suore di San Giuseppe di Uvira in Congo e sostenuta da children onlus.
La scuola di sartoria è l’unica protezione e possibilità di riscatto che queste ragazze, quasi tutte madri, mortificate ed analfabete, trovano nella cittadina congolese.

Il corso di studi è dedicato oltre che all’alfabetizzazione e all’insegnamento di materie di cultura generale, soprattutto alla formazione al mestiere di sarta e rilascia un diploma di abilitazione alla professione.

Ogni anno si iscrivono alla scuola 150-170 ragazze e i fondi per la gestione non sono mai sufficienti.
Dal 2009 children onlus ha deciso di intervenire per dare continuità alla scuola di sartoria e per permettere anche alle ragazze più povere di poterla frequentare.
Dapprima children onlus ha contribuito alla gestione dei corsi professionali con l’acquisto di macchine da cucire, degli utensili e delle attrezzature necessari per permettere alle alunne un migliore apprendimento e quindi più opportunità.

Dal 2011 children prende in carico ogni anno prima 40, poi 30 ragazze, tra le più povere ed emarginate. Le ragazze ricevono la retta scolastica e tutti i materiali necessari allo studio: dalla cancelleria ai materiali da sartoria.
E’ stata istituita inoltre una premiazione alla fine degli esami e la ragazza che si diploma con i voti migliori, riceve in premio una macchina da cucire che le permette di iniziare subito la sua attività.

Prossimo obiettivo è quello di costruire un nuovo e più grande atelier dove le alunne possano meglio esercitarsi nel mestiere. La sala sarà completa di grandi tavoli, di moderne macchine da cucire e tutti gli attrezzi necessari.

Le Storie
Storie Impossibili
Bambine violate in casa, adolescenti violate da soldati, figlie scacciate dalla famiglia ancora bambine, queste sono le realtà che ci hanno raccontato le ragazze della scuola di sartoria Anuarite di Uvira, dove sono state accolte da Suor Giancarla, nostra importante referente in loco, purtroppo scomparsa nel 2012.
Storie che ci sembrano impossibili, ma che sono una realtà frequente in Congo: tutte hanno una storia da cui sono fuggite e che non vogliono ricordare. Molte di loro sono state ragazze di strada, dove si sono trovate, senza famiglia, a causa della guerra.
Ad Uvira opera una ONG che raccoglie le bambine dalla strada e le ricovera nella sua struttura. Qui spessissimo sono chieste e date in affido a famiglie che hanno bisogno di aiuto domestico.
Sono in genere tutta gente povera, donne che affidano i figli piccoli e le incombenze di casa a questa nuova “figlia” mentre sono in campagna o a tentare di vendere qualcosa. Così le bambine, già a 8-10 anni, si trovano a fare da domestiche in cambio di vitto ed alloggio, entrambi modesti e precari. Passa il tempo, le bambine non vengono inviate a scuola, spesso non ci vanno neanche i figli della famiglia ospitante per mancanza di fondi, e, quasi sempre, qualcuno in casa approfitta della piccola serva. A questo punto la “mamma” caccia di casa la ragazzina che ormai ha poche chance di vivere dignitosamente.
Accade anche che è la mamma naturale che abbandona i figli perché, abbandonata dal compagno, ne segue un altro e non si usa portarsi dietro i figli già nati.
I bambini restano affidati ad una nonna, o ai vicini, o vanno in strada a mendicare, rubare, prostituirsi.
Ma ancora non è finita: quando una ragazza viene violentata, spesso contrae malattie o resta incinta. In ogni caso la famiglia non può più chiedere una dote per darla in matrimonio, la ragazza viene colpevolizzata, se non viene direttamente scacciata, oppure è lei che se ne va al seguito del primo che le fa una carezza.
La degradazione e l’emarginazione crescono sempre di più, mentre aumentano i figli di padri occasionali.
Sono queste ragazze che, mortificate ed analfabete, cercano un riscatto frequentando la scuola “Anuarite” e nel pomeriggio si arrangiano a prestare servizi domestici retribuiti, piccoli commerci oppure confezione di guanti da bagno con crini vegetali, qualsiasi cosa permetta comprare qualcosa da mangiare per loro e per i propri figli.
La storia di Neema raccolta nel 2012
Neema oggi ha 20 anni e tre figli. Da piccola, spersa e senza più famiglia, è stata trovata in strada, in un villaggio del Ruanda, da un ragazzo congolese. È stata accolta ed accudita, il ragazzo le voleva molto bene, si occupava di lei. Poi si è sposato, e la moglie non vedeva di buon occhio questo affetto che voleva solo per i suoi figli, la moglie è infermiera, fa turni anche di notte in ospedale.
Neema arriva a 12 anni ed il “papà adottivo” inizia ad abusare di lei, finché non resta incinta. La moglie se ne accorge, fa abortire la bambina e cerca di scacciarla. L’uomo si oppone, propone alla moglie di andarsene lei, lui terrà la bambina come moglie.
Ma la donna è energica e la ragazzina inerme e spaventata. È la moglie a trovare una soluzione: un vicino, che ha già 5 mogli, ma una casa grande, accetta di prendersi anche Neema come moglie, e la ragazza viene accolta in casa senza nessun diritto, a disposizione di questo nuovo uomo e con l’ostilità delle mogli precedenti verso la nuova arrivata così giovane.
Sono passati anni. Neema ha tre figli, il “marito” ha deciso di andare all’università e le mogli lavorano per mantenerlo agli studi. Neema vuole scappare, ci chiede aiuto per farlo, ma non ha mestiere ed ha 3 figli, riusciamo solo ad aiutarla per avviare un piccolo commercio di fagioli e a darle qualche bell’abito per i bambini e per lei, che quasi certamente venderà per mangiare.
 
Cronaca
All’inizio di settembre 2012, a meno di 20 km dalla cittadina di Uvira, una banda di uomini armati ha bloccato un camion che svolgeva servizio di bus tra Makobola ed Uvira, carico di passeggeri.
Hanno fatto scendere tutti e, dalle 14 del pomeriggio fino alla sera, hanno abusato in gruppo delle donne, mentre controllavano gli uomini con le armi. Alla fine si sono dileguati nella boscaglia. Le donne sono state portate dapprima in ospedale, dove hanno ricevuto cure (a pagamento privato) per le lesioni visibili. Nei giorni seguenti è stata sporta denuncia contro ignoti. Queste donne seguiranno la triste sorte di tutte le donne violentate, anche se il tempo non rileverà malattie incurabili o gravidanze.
E dal 2012 la situazione non è migliorata, solo nel 2017 sono state violentate oltre 15mila donne e bambine.